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Oggi Bruxelles è una città senza acqua, eppure essa
è nata lungo i bordi di un fiume e per lungo tempo è stata una città d'acqua,
un porto di mare ed il suo sviluppo economico è stato da sempre collegato
alla presenza di acqua nella città.
Abbandonata, condannata alla rovina, questa sua linfa vitale
si sta esaurendo sempre più o si trova oggi in uno stato di degrado che
la mortifica; il suo stesso canale non ha più alcuna funzione se non quella
di separare i diversi quartieri, tra i più deserti e fatiscenti della
capitale. Questo fenomeno non deve forse essere considerato come uno dei
primi sintomi della malattia che da secoli affligge Bruxelles: la Bruxellisation.
Esempio e sintomo
Così come la costruzione della Jonction Nord-Midi nel cuore del centro
storico ha annullato le circolazione tra la parte alta e bassa della città,
da sempre fondamentale, ha aperto un varco nel suo tessuto storico, un
solco invalicabile. Infine questa 'piaga insanabile' ha creato quei 'cancri'
urbani che ancor oggi si possono riconoscere con un rapido sguardo al
panorama urbano.
La Jonction con i suoi 100 anni di distruzioni, demolizioni e ricostruzioni,
non ha forse alterato definitivamente la fisionomia della città, aperto
nel suo cuore quella 'ferita' che ancor oggi attende un risanamento? Sulla
scia della Jonction si è definita l'urbanistica della seconda metà del
XX secolo, una parentesi delimitata da oggetti isolati, 'barre' orizzontali
o verticali, 'cordoni' autostradali, vasti parcheggi, un vuoto spaziale
senza proprietari né abitanti, solamente passanti 'transitori'.
Questa situazione si caratterizza con una costruzione della città sulla
città, un'iscrizione sulla continuità storica, un'edificazione per 'collage'
di frammenti, in contrasto con la città medievale tradizionale e tortuosa.
È una città che si compone per punti o inquadramenti di zone specificatamente
monofunzionali. La separazione delle funzioni urbane, l'organizzazione
delle reti e dei flussi di circolazione, delle zone commerciali ed industriali
ad esse collegate, costituiscono la gestione tecnica del territorio.
Gli architetti erano persuasi negli anni '60 che bisognare favorire una
metropoli ideale per i 'nomadi', i pendolari che essi consideravano semplicemente
come impiegati in continuo movimento a fini lavorativi o di consumismo.
Un'urbanistica che tenga conto di questi elementi tende a ridefinire i
nodi stradali e ferroviari, le gares, i centri commerciali ed i punti
di una potenziale riqualificazione.
Così l'architetto degli oggetti isolati del XX secolo ha trasformato il
suo ambiente più prossimo in 'no man's land', che si compone di spazi
transitori quali autostrade, parcheggi, zone industriali e commerciali,
quartieri monofunzionali, quali il quartiere Manhattan, la Cité Administrative
od il quartiere della Comunità europea; questi 'nulle-part' dello spazio
pubblico che diventano oggi l'oggetto di un 'collage' del territorio.
In quest'ottica anche le tours o grattacieli sono figlie della Bruxellisation,
pensate in base ad una politica di terziarizzazione della città, soprattutto
per quanto riguarda il centro storico.
A Bruxelles esse sono considerate sinonimo di 'rottura' architettonica,
un evidente esempio delle 'aberrazioni' della politica urbanistica che
regnava negli anni '60, un riflesso della nuova urbanità basata su modelli
consumistici.
Decapitazione
Oggi per rimediare a tali rotture urbanistiche, il nuovo credo urbanistico
di Bruxelles si basa su una posizione diametralmente opposta, affermando
che ciò che è piccolo è bello.
La Ville de Bruxelles (il bourgmestre François De Donnea ed il suo assessore
all'urbanistica Henry Simons), definendo finalmente un politica urbanistica
chiara, dopo decenni di improvvisazioni e di contraddizioni, ha deciso
oggi di 'decapitare' le tours del centro storico, sotto pena di triplicare
il montante delle spese urbanistiche, perché con la loro altezza e le
loro proporzioni rovinano il panorama della città (le tours in questione
in questo caso sono 5: la tour Stevens, Centrale, Philips, gli edifici-tours
della Cité Administrative e la tour de Finances).
Questo ragionamento conduce a dei paradossi, nello stesso momento in cui
si decide di ridurre le tours del pentagono di 30m, il comune di Saint-Josse
si vede approvare un permesso urbanistico per rialzare la tour Martini
di 18m, eppure solo un boulevard separa la Place Rogier dal Pentagono!
Caratterizzata da una destrutturazione urbanistica e da numerose distruzioni
la Città-Capitale-Regione di Bruxelles tenta oggi di risanare le sue piaghe,
le sue ferite. Gli attori locali e regionali, pubblici e privati, sembrano
infine aver preso coscienza della necessità di mettere fine alla Bruxellisation
e pretendono agire in questa direzione.
Quale veramente? Viene da chiedersi se essi abbiano veramente rotto con
le feroci politiche distruttive del passato o non facciano altro che ripetere
questi errori sotto un'altra forma?
Dal 1958, Bruxelles è inoltre la sede di numerosi organismi internazionali.
Oltre ad essere la capitale del Belgio, Bruxelles diventa il centro principale
del mercato comune, la sede dell'EURATOM, del consiglio politico della
N.A.T.O. e del suo comitato di stato maggiore. Sede della comunità europea
e recentemente capitale dell'Euro, Bruxelles ospita ancor oggi diverse
centinaia di firme straniere e rappresenta di fatto la capitale europea.
La sua situazione geografica è evidentemente favorevole al suo sviluppo,
in un raggio di 300 Km si trovano Londra, Parigi, Anversa (porto marittimo
d'importanza mondiale), Amsterdam e Francoforte. In 300Km tre capitali
ed una popolazione di oltre 70milioni di abitanti: Bruxelles è il cuore
dell'Europa.
Effettivamente essa si è sempre evoluta nella scia delle altre grandi
città, in particolare di Parigi Bruxelles, amabile satellite parigino,
fino al XIX secolo per passare a modelli oltreoceanici nel XX secolo.
Bruxelles è dunque una capitale ibrida e pertanto ha sviluppato un fenomeno
specifico: la Bruxellisation.
Eppure, la progressiva messa in opera delle strutture politiche regionali,
l'assenza di una pianificazione nazionale, le disposizioni dei piani regolatori,
gli effetti socio-economici della funzione della città in quanto capitale
europea e sede di organismi internazionali, hanno condotto a delle politiche
diverse in materia di organizzazione del territorio che hanno suscitato
'nolens, volens', l'emergenza di una specificità bruxellese. Il territorio
di Bruxelles è stato vittima fino ad oggi di operazioni isolate per cosi
dire 'improvvisate' e della brutalità delle grandi operazioni parziali
mal coordinate, come lo furono le operazioni stradali o i rinnovamenti
'radicali' di certi quartieri, (le cellule monofunzionali).
Non eccezionali
Senza dubbio, certi aspetti della situazione Bruxelles non sono poi così
tipici, così eccezionali; la maggior parte delle grandi città occidentali
ha conosciuto l'incoerenza delle riorganizzazioni territoriali, il disequilibrio
dei trasporti, la speculazione fondiaria e finanziaria.
Ma così come ogni situazione ha le sue proprie caratteristiche che la
storia più lontana o recente accenna, cosi si definisce in un ambito proprio
il fenomeno specifico di Bruxelles. Le demolizioni sono state numerose
a Bruxelles, ancora oggi tutte le antiche abitazioni che datano della
fine del XVII secolo, salvo qualche facciata che è stata ricostruita successivamente,
sono in uno stato di degrado tale che si impone necessaria la demolizione.
Così come nel XX secolo Bruxelles è stata soggetta a questo fenomeno di
distruzione-ricostruzione che ha portato alla proliferazione anarchica
di cellule monofunzionali, alla soluzione di by-pass nella coronarie (i
tunnels nella Petite Ceinture o le autostrade urbane), bisogna dunque
aspettarsi di veder rinnovare di anno in anno le nuove costruzioni, fino
a quando Bruxelles, interamente modernizzata, avrà completamente cambiato
di fisionomia.
Bisogna credere che a Bruxelles demolire è un fine a se stesso: a Bruxelles,
si decide, si comanda, s'intraprende, si abbandona, si sventra, si distrugge,
si abbatte, estendendo sempre più il campo delle demolizioni. La causa
di tutte queste trasformazioni non è da ricercare nelle distruzioni della
guerra ma nelle libere decisioni.
Effettivamente, un gran numero di ricostruzioni e trasformazioni della
città furono realizzate in seguito alla guerra, ma parallelamente a queste
necessità si verificò l'esigenza del rinnovamento, spesso dettata da interventi
ben determinati, al fine di riorganizzare il funzionamento della città
e meglio rispondere alle esigenze di una società in continuo sviluppo.
Le decisioni prese furono testimoni della libera scelta di dotare Bruxelles
di infrastrutture necessarie per rispondere alle sue esigenze future.
L'obiettivo che gli fu assegnato fu quello di diventare la capitale dell'Europa.
Così come nel medioevo i signori locali od i sovrani si affrontavano attraverso
il tessuto urbano, i conflitti territoriali esistono ancor oggi, attraverso
le rivalità delle grandi società o delle istituzioni politiche stesse,
gli interessi di classe e le espressioni politiche si fanno spazio nell'urbanistica
moderna.
D'altronde "politikos" in greco significa "della città".
Ottimismo per il futuro
Nonostante tutto la situazione di Bruxelles resta comunque favorevole,
prospera soprattutto perché la sua funzione europea le permette di mantenere
un livello di vita abbastanza alto. Ma il suo avvenire è certamente un
avvenire internazionale, in particolare europeo, d'altronde non si può
negare che Bruxelles abbia degli atouts e che gli interessi internazionali
a Bruxelles siano notevoli.
In realtà la situazione attuale della città di Bruxelles non è poi cosi
disastrosa, è vero che ha subito nel corso dei secoli dei grandi 'scacchi'
urbanistici ma oggi si presenta come una città gradevole e vivibile. Forse
perché nonostante la sua vocazione di capitale europea essa ha saputo
mantenere una dimensione ridotta ed umana.
Se si pensa che Bruxelles corrisponde solo ad un terzo della città di
Parigi, Roma o Londra, le grandi capitali europee ma che è comunque la
città europea per eccellenza, che ha saputo sfruttare a fondo, forse troppo
in alcuni casi, la sua storica multiculturalità assumendo oggi l'aspetto
di una città destrutturata o forse troppo strutturata, ma che difende
bene il suo ruolo e la sua vocazione di capitale europea. Una conclusione
ottimista dopo una visione 'cruda' della realtà può sembrare paradossale.
Ma Bruxelles è una ville-paradoxe.
Essa è stata da sempre sottomessa a delle forze oscure, alle quali Schuiten
e Peeters fanno riferimento nel dossier B di W.Leguebe, che non solamente
la trascinano in una politica sfrenata di costruzioni selvagge ma anche
verso un sentimento di compassione che la fa amare dagli stranieri che
la vivono. Questo paradosso è tale che rende la città interessante e la
porta a giocare un ruolo di musa per certuni o esempio-limite di ciò che
si deve evitare nel campo dell'urbanistica per altri, ma essa non è solo
un museo degli errori, cosi come J.M Mary la definisce, Bruxelles ha almeno
il merito di liberare le forze e le passioni, positive o negative che
siano o siano state nel passato. Il suo fascino risiede nel suo miscuglio
di stili e proporzioni.
A Bruxelles è possibile incontrare accanto ad una casa Art Nouveau dell'inizio
del secolo una delle più alte torri d'Europa; accanto ad un quartiere
operaio fatiscente e vetusto un ricco quartiere d'affari, il World Trade
Center o quartiere Manhattan; accanto alla sua connotazione di capitale
del regno belga la sua connotazione di capitale europea e cosi via, l'elencazione
dei sui contrasti poterebbe essere molto estesa, ma non siamo qui per
farne un elenco bensì per dimostrare che la modernizzazione ha creato
a Bruxelles una nuova urbanità fatta di contrasti, di tensioni e di separazioni:
metropoli e città provinciale, austera e divertente, parte alta e parte
bassa, il nuovo e l'antico.
Ed oggi? È possibile sperare in un probabile cambiamento di direzione
che spingerà allora gli architetti urbanisti ed uomini del XXI secolo
verso soluzioni più coerenti? O al contrario la politica del lasciar passare
e gli scopi speculativi continueranno a gestire il futuro della città
? Si prenderà esempio dal passato o la storia si ripeterà?
A chiunque si possa chiedere a Bruxelles, a tutti coloro che per un motivo
o per l'altro abbiano avuto contatti con questa città, vi risponderanno
definendola quasi come un essere vivente che soffre delle sue piaghe e
gioisce delle sue bellezze, che a Bruxelles tutto è possibile!
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