Article editing in: TRAM 81-Monthly magazine, Bruxelles (Belgium) - september 1999  
  FINALMENTE UNA POLITICA URBANISTICA?  
  Bruxelles o Bruxellisation / BXL ville-paradoxe  
 

Oggi Bruxelles è una città senza acqua, eppure essa è nata lungo i bordi di un fiume e per lungo tempo è stata una città d'acqua, un porto di mare ed il suo sviluppo economico è stato da sempre collegato alla presenza di acqua nella città.

Abbandonata, condannata alla rovina, questa sua linfa vitale si sta esaurendo sempre più o si trova oggi in uno stato di degrado che la mortifica; il suo stesso canale non ha più alcuna funzione se non quella di separare i diversi quartieri, tra i più deserti e fatiscenti della capitale. Questo fenomeno non deve forse essere considerato come uno dei primi sintomi della malattia che da secoli affligge Bruxelles: la Bruxellisation.

Esempio e sintomo
Così come la costruzione della Jonction Nord-Midi nel cuore del centro storico ha annullato le circolazione tra la parte alta e bassa della città, da sempre fondamentale, ha aperto un varco nel suo tessuto storico, un solco invalicabile. Infine questa 'piaga insanabile' ha creato quei 'cancri' urbani che ancor oggi si possono riconoscere con un rapido sguardo al panorama urbano.
La Jonction con i suoi 100 anni di distruzioni, demolizioni e ricostruzioni, non ha forse alterato definitivamente la fisionomia della città, aperto nel suo cuore quella 'ferita' che ancor oggi attende un risanamento? Sulla scia della Jonction si è definita l'urbanistica della seconda metà del XX secolo, una parentesi delimitata da oggetti isolati, 'barre' orizzontali o verticali, 'cordoni' autostradali, vasti parcheggi, un vuoto spaziale senza proprietari né abitanti, solamente passanti 'transitori'.
Questa situazione si caratterizza con una costruzione della città sulla città, un'iscrizione sulla continuità storica, un'edificazione per 'collage' di frammenti, in contrasto con la città medievale tradizionale e tortuosa.
È una città che si compone per punti o inquadramenti di zone specificatamente monofunzionali. La separazione delle funzioni urbane, l'organizzazione delle reti e dei flussi di circolazione, delle zone commerciali ed industriali ad esse collegate, costituiscono la gestione tecnica del territorio.
Gli architetti erano persuasi negli anni '60 che bisognare favorire una metropoli ideale per i 'nomadi', i pendolari che essi consideravano semplicemente come impiegati in continuo movimento a fini lavorativi o di consumismo. Un'urbanistica che tenga conto di questi elementi tende a ridefinire i nodi stradali e ferroviari, le gares, i centri commerciali ed i punti di una potenziale riqualificazione.
Così l'architetto degli oggetti isolati del XX secolo ha trasformato il suo ambiente più prossimo in 'no man's land', che si compone di spazi transitori quali autostrade, parcheggi, zone industriali e commerciali, quartieri monofunzionali, quali il quartiere Manhattan, la Cité Administrative od il quartiere della Comunità europea; questi 'nulle-part' dello spazio pubblico che diventano oggi l'oggetto di un 'collage' del territorio.
In quest'ottica anche le tours o grattacieli sono figlie della Bruxellisation, pensate in base ad una politica di terziarizzazione della città, soprattutto per quanto riguarda il centro storico.
A Bruxelles esse sono considerate sinonimo di 'rottura' architettonica, un evidente esempio delle 'aberrazioni' della politica urbanistica che regnava negli anni '60, un riflesso della nuova urbanità basata su modelli consumistici.

Decapitazione
Oggi per rimediare a tali rotture urbanistiche, il nuovo credo urbanistico di Bruxelles si basa su una posizione diametralmente opposta, affermando che ciò che è piccolo è bello.
La Ville de Bruxelles (il bourgmestre François De Donnea ed il suo assessore all'urbanistica Henry Simons), definendo finalmente un politica urbanistica chiara, dopo decenni di improvvisazioni e di contraddizioni, ha deciso oggi di 'decapitare' le tours del centro storico, sotto pena di triplicare il montante delle spese urbanistiche, perché con la loro altezza e le loro proporzioni rovinano il panorama della città (le tours in questione in questo caso sono 5: la tour Stevens, Centrale, Philips, gli edifici-tours della Cité Administrative e la tour de Finances).
Questo ragionamento conduce a dei paradossi, nello stesso momento in cui si decide di ridurre le tours del pentagono di 30m, il comune di Saint-Josse si vede approvare un permesso urbanistico per rialzare la tour Martini di 18m, eppure solo un boulevard separa la Place Rogier dal Pentagono!
Caratterizzata da una destrutturazione urbanistica e da numerose distruzioni la Città-Capitale-Regione di Bruxelles tenta oggi di risanare le sue piaghe, le sue ferite. Gli attori locali e regionali, pubblici e privati, sembrano infine aver preso coscienza della necessità di mettere fine alla Bruxellisation e pretendono agire in questa direzione.
Quale veramente? Viene da chiedersi se essi abbiano veramente rotto con le feroci politiche distruttive del passato o non facciano altro che ripetere questi errori sotto un'altra forma?
Dal 1958, Bruxelles è inoltre la sede di numerosi organismi internazionali. Oltre ad essere la capitale del Belgio, Bruxelles diventa il centro principale del mercato comune, la sede dell'EURATOM, del consiglio politico della N.A.T.O. e del suo comitato di stato maggiore. Sede della comunità europea e recentemente capitale dell'Euro, Bruxelles ospita ancor oggi diverse centinaia di firme straniere e rappresenta di fatto la capitale europea.
La sua situazione geografica è evidentemente favorevole al suo sviluppo, in un raggio di 300 Km si trovano Londra, Parigi, Anversa (porto marittimo d'importanza mondiale), Amsterdam e Francoforte. In 300Km tre capitali ed una popolazione di oltre 70milioni di abitanti: Bruxelles è il cuore dell'Europa.
Effettivamente essa si è sempre evoluta nella scia delle altre grandi città, in particolare di Parigi Bruxelles, amabile satellite parigino, fino al XIX secolo per passare a modelli oltreoceanici nel XX secolo. Bruxelles è dunque una capitale ibrida e pertanto ha sviluppato un fenomeno specifico: la Bruxellisation.
Eppure, la progressiva messa in opera delle strutture politiche regionali, l'assenza di una pianificazione nazionale, le disposizioni dei piani regolatori, gli effetti socio-economici della funzione della città in quanto capitale europea e sede di organismi internazionali, hanno condotto a delle politiche diverse in materia di organizzazione del territorio che hanno suscitato 'nolens, volens', l'emergenza di una specificità bruxellese. Il territorio di Bruxelles è stato vittima fino ad oggi di operazioni isolate per cosi dire 'improvvisate' e della brutalità delle grandi operazioni parziali mal coordinate, come lo furono le operazioni stradali o i rinnovamenti 'radicali' di certi quartieri, (le cellule monofunzionali).

Non eccezionali
Senza dubbio, certi aspetti della situazione Bruxelles non sono poi così tipici, così eccezionali; la maggior parte delle grandi città occidentali ha conosciuto l'incoerenza delle riorganizzazioni territoriali, il disequilibrio dei trasporti, la speculazione fondiaria e finanziaria.
Ma così come ogni situazione ha le sue proprie caratteristiche che la storia più lontana o recente accenna, cosi si definisce in un ambito proprio il fenomeno specifico di Bruxelles. Le demolizioni sono state numerose a Bruxelles, ancora oggi tutte le antiche abitazioni che datano della fine del XVII secolo, salvo qualche facciata che è stata ricostruita successivamente, sono in uno stato di degrado tale che si impone necessaria la demolizione.
Così come nel XX secolo Bruxelles è stata soggetta a questo fenomeno di distruzione-ricostruzione che ha portato alla proliferazione anarchica di cellule monofunzionali, alla soluzione di by-pass nella coronarie (i tunnels nella Petite Ceinture o le autostrade urbane), bisogna dunque aspettarsi di veder rinnovare di anno in anno le nuove costruzioni, fino a quando Bruxelles, interamente modernizzata, avrà completamente cambiato di fisionomia.
Bisogna credere che a Bruxelles demolire è un fine a se stesso: a Bruxelles, si decide, si comanda, s'intraprende, si abbandona, si sventra, si distrugge, si abbatte, estendendo sempre più il campo delle demolizioni. La causa di tutte queste trasformazioni non è da ricercare nelle distruzioni della guerra ma nelle libere decisioni.
Effettivamente, un gran numero di ricostruzioni e trasformazioni della città furono realizzate in seguito alla guerra, ma parallelamente a queste necessità si verificò l'esigenza del rinnovamento, spesso dettata da interventi ben determinati, al fine di riorganizzare il funzionamento della città e meglio rispondere alle esigenze di una società in continuo sviluppo.
Le decisioni prese furono testimoni della libera scelta di dotare Bruxelles di infrastrutture necessarie per rispondere alle sue esigenze future. L'obiettivo che gli fu assegnato fu quello di diventare la capitale dell'Europa.
Così come nel medioevo i signori locali od i sovrani si affrontavano attraverso il tessuto urbano, i conflitti territoriali esistono ancor oggi, attraverso le rivalità delle grandi società o delle istituzioni politiche stesse, gli interessi di classe e le espressioni politiche si fanno spazio nell'urbanistica moderna.
D'altronde "politikos" in greco significa "della città".

Ottimismo per il futuro
Nonostante tutto la situazione di Bruxelles resta comunque favorevole, prospera soprattutto perché la sua funzione europea le permette di mantenere un livello di vita abbastanza alto. Ma il suo avvenire è certamente un avvenire internazionale, in particolare europeo, d'altronde non si può negare che Bruxelles abbia degli atouts e che gli interessi internazionali a Bruxelles siano notevoli.
In realtà la situazione attuale della città di Bruxelles non è poi cosi disastrosa, è vero che ha subito nel corso dei secoli dei grandi 'scacchi' urbanistici ma oggi si presenta come una città gradevole e vivibile. Forse perché nonostante la sua vocazione di capitale europea essa ha saputo mantenere una dimensione ridotta ed umana.
Se si pensa che Bruxelles corrisponde solo ad un terzo della città di Parigi, Roma o Londra, le grandi capitali europee ma che è comunque la città europea per eccellenza, che ha saputo sfruttare a fondo, forse troppo in alcuni casi, la sua storica multiculturalità assumendo oggi l'aspetto di una città destrutturata o forse troppo strutturata, ma che difende bene il suo ruolo e la sua vocazione di capitale europea. Una conclusione ottimista dopo una visione 'cruda' della realtà può sembrare paradossale.
Ma Bruxelles è una ville-paradoxe.
Essa è stata da sempre sottomessa a delle forze oscure, alle quali Schuiten e Peeters fanno riferimento nel dossier B di W.Leguebe, che non solamente la trascinano in una politica sfrenata di costruzioni selvagge ma anche verso un sentimento di compassione che la fa amare dagli stranieri che la vivono. Questo paradosso è tale che rende la città interessante e la porta a giocare un ruolo di musa per certuni o esempio-limite di ciò che si deve evitare nel campo dell'urbanistica per altri, ma essa non è solo un museo degli errori, cosi come J.M Mary la definisce, Bruxelles ha almeno il merito di liberare le forze e le passioni, positive o negative che siano o siano state nel passato. Il suo fascino risiede nel suo miscuglio di stili e proporzioni.
A Bruxelles è possibile incontrare accanto ad una casa Art Nouveau dell'inizio del secolo una delle più alte torri d'Europa; accanto ad un quartiere operaio fatiscente e vetusto un ricco quartiere d'affari, il World Trade Center o quartiere Manhattan; accanto alla sua connotazione di capitale del regno belga la sua connotazione di capitale europea e cosi via, l'elencazione dei sui contrasti poterebbe essere molto estesa, ma non siamo qui per farne un elenco bensì per dimostrare che la modernizzazione ha creato a Bruxelles una nuova urbanità fatta di contrasti, di tensioni e di separazioni: metropoli e città provinciale, austera e divertente, parte alta e parte bassa, il nuovo e l'antico.
Ed oggi? È possibile sperare in un probabile cambiamento di direzione che spingerà allora gli architetti urbanisti ed uomini del XXI secolo verso soluzioni più coerenti? O al contrario la politica del lasciar passare e gli scopi speculativi continueranno a gestire il futuro della città ? Si prenderà esempio dal passato o la storia si ripeterà?
A chiunque si possa chiedere a Bruxelles, a tutti coloro che per un motivo o per l'altro abbiano avuto contatti con questa città, vi risponderanno definendola quasi come un essere vivente che soffre delle sue piaghe e gioisce delle sue bellezze, che a Bruxelles tutto è possibile!

 
  Lara Grana